Brucia l’Artico

 Giugno 2019, gli incendi in Artico hanno destato grande preoccupazione.

La maggior parte di questi si e’ sviluppata nello stato americano dell’Alaska e nella regione russa della Siberia.

Alcuni hanno raggiunto dimensioni elevate, arrivando a ricoprire un’area equivalente a circa 100.000 campi da calcio, ma l’incendio che è stato stimato essere più grande è avvenuto in Alberta (Canada), distruggendo un’area 3 volte maggiore, corrispondente alle dimensioni dell’intero Lussemburgo.

Lo scorso mese in Siberia la temperatura ha raggiunto valori di quasi 10 gradi superiore rispetto alla media per il periodo, e l’Alaska ha registrato il 4 luglio una temperatura di 32°C, contro una temperatura media di circa 18°C.

Perchè questi incendi?

Temperature cosi elevate, legate al riscaldamento globale, favoriscono gli incendi i quali, a loro volta, contribuiscono all’aumento della temperatura, poiché il potere riflettente della superficie solitamente coperta di neve viene sostituito da un effetto di assorbimento della luce da parte della superficie.

Queste condizioni, tra l’altro, aumentano il rischio che lo strato di permafrost si possa scongelare, rilasciando così metano in atmosfera. Infatti, gli incendi avvenuti in questa zona hanno emesso in atmosfera, nel solo mese di Giugno, una quantità di anidride carbonica (CO2) pari a quella emessa dalla Svezia in un anno intero. Lo ha dichiarato l’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO).

FONTE INGV

 Chuckegg Creek wildfire (HWF042), Alberta Canada, 26 Maggio 2019. 
Copernicus sentinel data (2019) Processati da Pierre Makus
e

 

Federico Baggiani

Amministratore Fondatore e Previsore. Studente di Scienze Agrarie, finalizzato in tecnico agronomo. Da sempre appassionato di Scienza e soprattutto della Meteorologia. Si occupa della stesura di analisi previsionali a breve-medio termine; articoli di attualità ambientale e climatica. Partecipa ai progetti: Archivio Eventi Meteo e Tornado in Italia.

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