In questa sezione sono raccolti i Tornado in Italia elaborati annualmente sulla base delle segnalzioni ricevute e sottoposti ad una scrupolosa analisi di verifica e catalogazione.

Lavoro svolto a cura di Rete Meteo Amatori nelle persone di: Daniel Gialdini, Andrea Pardini e Franco Menenti.

Mappa dei Tornado in Italia

RIPRODUZIONE RISERVATA ©

Ultimi Reportage Disponibili: prima di scaricare i nostri report, leggi bene e con attenzione i termini e condizioni per l’utilizzo dei dati di archivio (Leggi)

  • Anno 2014-2020 =>APRI
  • Anno 2014-2019 => APRI
Tornado in Italia
Foto di Alessandro Piazza

Come viene elaborato il Report Tornado in Italia?

Per chi non conoscesse il nostro operato, dal 2014 abbiamo avviato questo studio quantitativo e statistico dei tornado che avvengono sul suolo italiano.

Tramite l’ausilio dei Social Network, del portale meteo e dei servizi di messaggistica istantanea, riusciamo a recuperare una grande mole di segnalazioni che si traducono in una grande quantità di dati. Seguendo però un apposito e rigido protocollo denominato “quality check”, abbiamo un metodo unico con cui trattare questi numerosi dati ed escludere possibili falsi positivi.

Le segnalazioni che rispettano i criteri per cui possa essere associato ad un fenomeno di tipo tornadico, vengono successivamente validate. Un fatto notevole da segnalare, è che la rete di contatti da noi creata si è dimostrata talmente capillare, che il 90% dei tornado validati presenta un quality check massimo, ovvero la nube ad imbuto del tornado e la debris cloud (la nube di detriti sollevati dal vortice) sono stati documentati fotograficamente.

Il restante 10%, tornado notturni e/o validati sulla base dei danni, presenta un quality check minore; gli eventi validati sono comunque ritenuti estremamente o molto probabili.

Quality Check

Il quality check utilizzato nella validazione dei tornado consta di tre gradi chiamati schematicamente q.c2, q.c1+, q.c1.

-> Q.c2 (90% del totale) delinea tornado certi, documentati tramite foto o video del cono e della debris cloud. Rientrano in questa categoria anche i tornado che non sono stati documentati da foto, ma il cui path (striscia al suolo ben visibile e chiara) è stato documentato da immagini aeree.

-> Q.c1+ tornado estremamente probabili, in cui la documentazione consiste in: foto del funnel + probabili danni tornadici lungo il percorso dello stesso. Nel nostro lavoro sono il 6% del totale.

-> Q.c1 nessuna foto del tornado, ma documentazione caratterizzata da svariate foto di danni molto probabilmente tornadici (sia per estensione che per tipologia) e/o descrizione dettagliata del vortice e della debris cloud da parte degli abitanti del luogo contattati. Sono il 4% del totale.

Gli eventi con meno documentazioni sono stati esclusi. Gli eventi esclusi, molti dei quali comunque presenti in archivi simili al nostro (che tra l’altro prendono in parte i dati dal nostro lavoro), sono svariate decine. Il motivo è quanto descritto sopra, ovvero la scarsissima documentazione a sostegno della veridicità dell’evento.

Essendo i danni da venti associati a downburst e microburst, enormemente più frequenti rispetto a quelli causati dai tornado, si è adottato il metodo di scartare gli eventi che non rispettassero il quality check adottato.

Ovviamente siamo assolutamente consapevoli che così facendo alcuni eventi non rientrano nell’archivio (stimati in meno di 10 eventi in 6 anni di lavoro), ma questo modo di procedere ha il pregio di non riempire l’archivio di decine di falsi positivi, rendendolo di fatto, assolutamente inutile.

Tornado in Italia, non si dice Tromba d’aria?

I termini “tornado” e “tromba d’aria” sono sinonimi. Purtroppo, negli ultimi anni, specie in ambito giornalistico, il termine tromba d’aria è stato spesso usato a sproposito associandolo ad ogni evento di vento intenso o a raffiche di downburst in uscita da temporali.

Ricordiamo che il tornado è una colonna d’aria in forte rotazione, a contatto col terreno, dal diametro che varia da qualche metro a qualche km (In Italia, in effetti, non sono mai stati registrati tornado con un diametro superiore a qualche centinaio di metri).

Altra confusione è stata generata dal fatto che, in alcuni articoli scientifici molto datati e in qualche dizionario, si cita la distinzione secondo la quale una tromba sia una sorta di tornado meno intenso e piccolo.

Questo è errato per alcune semplici ragioni: l’intensità dei tornado è valutata sulla base della scala Fujita, esistono tornado con piccoli diametri (rope tornado) con velocità dei venti elevate, così come tornado piuttosto larghi ma poco intensi; è chiaro dunque come una distinzione di questo tipo non porti ad alcun chiarimento.

Le uniche distinzioni sono tra tromba d’aria (o tornado che dir si voglia) mesociclonica e tromba d’aria non mesociclonica.

Ognuno di questi – che sia piccolo, esteso, duraturo o no – è valutato in base alla scala Fujita che ne stima l’intensità dei venti. I tornado mesociclonici, in genere i più intensi, sono quelli originati sotto al mesociclone (la corrente ascendente e rotante) di una supercella.

Gli altri tornado, chiamati landspouts si formano a partire da un qualunque cumulonembo o cumulo congesto.
I landspouts sono generalmente più deboli e non superano il grado F2 della scala Fujita; Le trombe marine che raggiungono la costa vengono inoltre classificate come tornado.

Come Classifichiamo i Tornado

Nel nostro lavoro, la classificazione avviene utilizzando la scala Fujita (F) applicata all’analisi dei danni tramite immagini e video, si può dunque considerare una stima non certa al 100%.

Dal 2014, in Italia, sono solamente 5 i tornado a cui è stata proposta una classificazione, sulla base di una precisa applicazione della scala Enhanced Fujita (EF), realizzata da Meteo in Veneto, dall’ingegnere Davide Rosa, Marco Rabito, Alberto Gobbi e altri.

I quali sono precisamente: Dolo (08/07/2015 – EF3), Morgano (14/08/2015 – EF2), Campagnola Cremasca (06/06/2017 – EF2), Leno (06/06/2017 – EF1), Leno (06/06/2017 – EF1).