Vortice Polare insolitamente compatto

Riportiamo qui di seguito, un estratto, tradotto in italiano dell’interessante articolo scritto da Andrej Flis su Severe Weather Europe.

Il post, parla dell’insolito comportamento che sta assumendo il Vortice Polare e che sta iniziando un raro processo di distruzione dell’ozono sul Polo Nord.

Prima di scendere nel dettaglio è bene spiegare per i meno ferrati in materia cos’è il Vortice Polare (VP).

Nel nostro emisfero, al di sopra dei 50° di latitudine N, staziona in maniera quasi permanente una profonda depressione, il Vortice Polare, il quale nel semestre freddo, allungandosi verso sud, va anche ad alimentare due distinti centri di bassa pressione: il Ciclone d’Islanda nel Nord Atlantico e il Ciclone delle Aleutine nel Pacifico Settentrionale.

In questa stagione invernale, il VP si è generalmente mantenuto compatto, la parte però che ci ha attirato molto l’attenzione è quella della stratosfera.

In questa regione, il 3 gennaio 2020, una radiosonda ha effettuato misurazioni degli strati medio-stratosferici, rilevando su Reykjavik, in Islanda, una temperatura della stratosfera di ben -96 ° C (-141 ° F), a circa 25.6km di altitudine.

Nelle settimane successive, delle radiosonde hanno registrato, negli strati più bassi della stratosfera, ovvero intorno ai 18.000m, una temperatura di circa -83°C in Alert Canada, e una di -85°C dalle Svalbard.

Entrambe le rilevazioni, si sono trovate un po’ esterne rispetto al nucleo del vortice polare, il che potrebbe significare che potrebbero esserci state temperature anche inferiori fin a -86°C, come indica l’analisi del modello GFS.

Un valore che è piuttosto insolito per questo periodo dell’anno e per il polo Artico, infatti generalmente il VP Artico, risulta molto più debole di quello antartico; inoltre le temperature invernali della Stratosfera artica risultano in media notevolmente maggiori delle corrispettive temperature antartiche.

Voi direte, ok ma cosa c’entra tutto questo con il buco dell’Ozono?

C’è una teoria, definita la “teoria delle PSC” che spiega: che in condizioni dinamiche e climatiche estremamente particolari nelle regioni antartiche, si possono avere dei particolari processi chimici che portano alla distruzione delle molecole di ozono.

Uno degli elementi chiave è la presenza di un VP dove al suo interno, le temperature in Stratosfera scendono sotto i -80°C, permettendo la formazione delle Nubi Stratosferiche Polari (PSC), formate da cristalli di acido nitrico (PSC di tipo I) o meno frequentemente di ghiaccio (PSC di tipo II).

Oltre ad essere uno spettacolo magnifico da vedere e fotografare, sulla superficie di queste particolari nubi avvengono, delle reazioni chimiche di tipo eterogeneo che trasformano i composti di cloro normalmente inerti in forme più reattive, tra cui Cl2 ed HOCl.

La radiazione solare, al termine della notte polare, innesca delle reazioni di fotodissociazione, che producono composti di cloro particolarmente attive, come ClO.

Questo composto è responsabile di un ciclo catalitico che va ad aggredire le molecole di ozono.

Processi del genere si sono già verificati in passato, come nell’inverno del 1992 / 1993 ove le basse temperature della Stratosfera polare si sono mantenute un po’ più a lungo, dando luogo ad una diminuzione di ozono alle alte latitudini Nord, di circa il 10-20%.

In un articolo dell’anno 1995 di F. Ravegnani, di cui abbiamo estratto anche alcune interessanti spiegazioni sul processo di deplezione di ozono, si indica e citiamo testualmente:

Un ruolo chiave a questo riguardo potrebbe essere giocato dall’effetto serra: questo infatti se da una parte riscalda i livelli più bassi dell’atmosfera, dall’altra può provocare un raffreddamento ai livelli più alti. In definitiva, anche se attualmente il buco nell’emisfero Nord non c’è, dobbiamo stare in guardia.

L’analisi svolta da Severe Weather Europe, di cui alleghiamo la sequenza video, evidenzia anche il bizzarro “buco dell’ozono”, che è stato visto solo 3 volte in misura simile negli ultimi 40 anni in questo periodo dell’anno.

Questo non è nemmeno vicino alla dimensione / intensità del buco dell’ozono che vediamo ogni anno sul polo sud, ma è molto formidabile per l’emisfero nord.

Andrea Pardini

Amministratore Fondatore, Previsore e Developer. Ragioniere, Perito Commerciale e Programmatore Informatico, con la passione per Meteorologia e la Scienza in generale. Attualmente Informatico presso una Web Travel Agency. Si occupa: del mantenimento della strumentazione e del portale web, stesura di articoli ed elaborazione delle previsioni meteo. Partecipa ai progetti: Archivio Eventi Meteo e Tornado in Italia.

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