Nel settembre 2020 il Mar Ionio fu interessato da un intenso minimo barico denominato ciclone “Udine”, un fenomeno piuttosto raro per il nostro bacino, che portò condizioni atmosferiche estreme sulle coste meridionali italiane e testimonia come il Mediterraneo possa occasionalmente generare sistemi ciclonici profondi con caratteristiche simili a quelle dei cicloni tropicali.
Il ciclone Udine si caratterizzò per un ampio raggio d’azione e una bassa pressione al centro, attorno a 994 hPa, con venti medi tra i 70 e gli 80 km/h e raffiche fino a 115 km/h, accompagnati da un mare molto agitato.
Queste condizioni, insolite per l’area ionica, si verificarono mentre l’Italia centrale e settentrionale era interessata da tempo in prevalenza stabile, evidenziando il contrasto tra due diversi regimi atmosferici.

Fenomenologia e impatti
Pur non essendo classificabile formalmente come un ciclone tropicale in senso classico, Udine presentò alcune analogie con i cosiddetti medicane — cicloni mediterranei con caratteristiche “tropical-like” — osservati in passato nel bacino del Mediterraneo.

Il sistema portò precipitazioni intense in molte zone della costa ionica, con accumuli già rilevanti in alcune stazioni meteorologiche del Crotonese. A Isola Capo Rizzuto, ad esempio, furono registrati accumuli totali fin oltre i 150 mm, con 79 mm caduti nell’arco di un’ora in una fascia mattutina particolarmente attiva dal punto di vista temporalesco.
Le piogge intense — sostenute da un sistema temporalesco autorigenerante — provocarono allagamenti diffusi e costrinsero alla chiusura della Strada Statale Ionica 106 in più punti.
Inoltre, i venti impetuosi e il mare agitato generarono difficoltà nelle operazioni portuali, con diverse imbarcazioni che ruppero gli ormeggi nei porti pescherecci della zona.
Note storiche e meteorologiche
Questo evento offre un importante esempio di come condizioni sinottiche particolari nel Mediterraneo possano dar luogo a cicloni di tipo profondo e dinamico, con risvolti significativi per il territorio e la popolazione. Sebbene non frequenti, tali fenomeni — simili ai medicane descritti nella letteratura scientifica — richiamano l’attenzione sulla capacità del Mediterraneo di generare sistemi ciclonici con effetti notevoli anche sulle regioni costiere italiane.
Il ciclone “Udine” rimane quindi un episodio significativo nell’ambito degli studi sulle anomalie cicloniche mediterranee e sulle interazioni tra struttura atmosferica e condizioni oceaniche nel nostro mare interno, rappresentando una pagina importante della storia meteorologica del Meridione d’Italia.




