Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Science Advances lancia un campanello d’allarme: le supercelle, una tipologia di temporale tra le più intense, che potrebbero diventare molto più frequenti anche in Europa nei prossimi decenni.
Le supercelle sono tempeste organizzate che possono produrre grandine di grandi dimensioni, raffiche di vento distruttive, piogge torrenziali e persino tornado (comunemente definite Trombe d’aria). Fenomeni che fino a oggi, troviamo già in Italia, anche se spesso tendiamo ad associarle soprattutto alle pianure centrali degli Stati Uniti, ma che – secondo i ricercatori – potrebbero interessare con sempre maggiore intensità anche il nostro continente.
Il loro monitoraggio in Europa è complesso e frammentato, spesso limitato a singoli Paesi e alle rispettive reti radar. Proprio per colmare questa lacuna, il nuovo studio ha sfruttato simulazioni climatiche ad alta risoluzione per delineare una mappa omogenea della frequenza delle supercelle nel nostro continente, sia nell’attuale scenario climatico sia in uno futuro caratterizzato da un riscaldamento di +3 °C.
Lo studio
Gli scienziati hanno analizzato i dati storici e li hanno combinati con proiezioni climatiche future. Il risultato è chiaro: con l’aumento delle temperature globali, le condizioni favorevoli alla formazione delle supercelle si moltiplicheranno, soprattutto nell’Europa centrale e settentrionale.


Gli autori hanno utilizzato un modello climatico regionale a scala chilometrica (COSMO, 2.2 km di risoluzione), in grado di simulare la convezione profonda senza dover ricorrere a parametri proxy come CAPE e wind shear. Questa innovazione ha permesso di ottenere una climatologia realistica delle supercelle, catturando gli effetti complessi della topografia europea.

Grazie a 11 anni di simulazione continua, i ricercatori hanno ricostruito la frequenza delle supercelle in Europa e successivamente hanno prodotto una simulazione “pseudo–global warming” (+3 °C), per confrontare la situazione futura con l’attuale.
I risultati principali
- Clima attuale: ogni stagione convettiva in Europa produce centinaia di supercelle, con massimi di frequenza localizzati sulle Alpi meridionali, dove la complessità orografica esalta i processi convettivi. Al contrario, i minimi si registrano sulle aree oceaniche e nelle pianure più uniformi.
- Scenario futuro (+3 °C): le simulazioni indicano un aumento medio dell’11% nella frequenza delle supercelle. Tuttavia, l’incremento non è uniforme: si osserva un forte aumento in Europa centrale e orientale, mentre la frequenza tende a diminuire sulla Pianura Iberica e nel sud-ovest della Francia.
- Validazione: i modelli sono stati confrontati con episodi reali di supercelle note (come quelle del 1° agosto 2017 e del 28 giugno 2021 in Svizzera), confermando una buona capacità di rappresentare i tracciati e i cicli diurni e stagionali.
Cosa significa per l’Italia
Come già in parte abbiamo potuto costatare anche il nostro Paese non è escluso da questi fenomeni. Negli ultimi anni non sono mancati episodi di grandinate eccezionali e temporali violenti: segnali che si inseriscono in un quadro più ampio di instabilità atmosferica.
L’Italia infatti, per la sua posizione geografica e la complessità orografica, rientra tra i Paesi europei più esposti al rischio di supercelle.
Le catene montuose, come le Alpi e l’Appennino, favoriscono l’innesco di forti moti convettivi quando masse d’aria calda e umida incontrano correnti più fredde in quota.
Lo studio evidenzia come, in uno scenario di riscaldamento globale, l’Italia settentrionale e le aree prealpine potrebbero vedere un aumento delle condizioni favorevoli alla formazione di supercelle, con potenziali impatti sempre più gravi su infrastrutture, agricoltura e centri urbani.




