Emilia-Romagna, 13 gennaio 2026 — Una sequenza sismica significativa ha interessato questa mattina la Romagna, con due terremoti di magnitudo superiore al 4.0 avvertiti distintamente dalla popolazione tra le province di Ravenna, Forlì-Cesena e zone limitrofe. Secondo i dati preliminari dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), non si registrano al momento feriti gravi né danni strutturali estesi, ma molta è stata la paura tra i cittadini e alcune evacuazioni precauzionali di edifici scolastici.
Cronaca degli eventi sismici
Nella mattinata di martedì 13 gennaio 2026, due scosse di terremoto ravvicinate sono state registrate nel cuore della Romagna:

🕘 09:27 (ora locale)
➡️ Magnitudo ML 4.3
➡️ Epicentro: circa 7 km a sud-ovest di Russi (provincia di Ravenna)
➡️ Profondità ipocentrale: ~ 23 km
➡️ Caratteristiche: evento percepito con nitide oscillazioni negli edifici e boato associato.
🕘 09:29 (ora locale)
➡️ Magnitudo ML 4.1
➡️ Epicentro: circa 8 km a est di Faenza (RA)
➡️ Profondità ipocentrale: ~ 22 km
➡️ Caratteristiche: seconda scossa ravvicinata e percepita nella stessa area.
Dal punto di vista geologico, i terremoti avvenuti oggi in Emilia-Romagna rientrano nella normale dinamica sismotettonica dell’Appennino settentrionale. L’area compresa tra Ravenna, Faenza e Forlì-Cesena è infatti interessata da un complesso sistema di faglie profonde legate alla convergenza tra la placca africana e quella euroasiatica.
Secondo l’analisi dei dati dell’INGV, le due scosse odierne si sono originate a una profondità intermedia (circa 22–23 km), tipica di eventi che avvengono lungo strutture compressive profonde. Questo spiega perché il terremoto sia stato avvertito su un’area piuttosto vasta, pur non avendo prodotto danni gravi in superficie.
Non si è trattato di un terremoto superficiale, che è generalmente più distruttivo, ma di un evento più profondo, capace di trasmettere energia su grandi distanze ma con accelerazioni del suolo più contenute. Proprio questa caratteristica ha limitato gli effetti sugli edifici, riducendo il rischio di crolli.
Un’area sismica storicamente attiva
La Romagna non è una zona “ad alta sismicità” come l’Appennino centrale, ma non può essere considerata sismicamente stabile. Storicamente, l’area ha registrato terremoti anche significativi, spesso legati a riattivazioni improvvise di faglie che accumulano stress per decenni.
Il rilascio di energia osservato oggi potrebbe rappresentare:
- un singolo episodio isolato,
- oppure l’evento principale di una breve sequenza sismica, con possibili repliche di magnitudo inferiore nelle prossime ore o giorni.
🔎 (Nota tecnico-scientifica): la scala ML (Local magnitude) è comunemente usata nelle reti sismiche italiane per eventi di magnitudo da bassa a moderata intensità e fornisce una misura coerente con il livello energetico rilasciato nell’area ipocentrale.
Percezione del sisma e reazioni
Le scosse sono state avvertite in molte città della Romagna, tra cui Ravenna, Forlì, Cesena, Imola e zone limitrofe, con testimonianze di oscillazioni degli edifici e boati udibili anche a distanza.
In alcune scuole la prima reazione è stata quella di evacuare gli ambienti scolastici in via precauzionale dopo il primo evento, mentre i cittadini sono usciti dagli edifici in diversi centri abitati per verificare la situazione.
Impatto sui trasporti e verifiche tecniche
A seguito delle scosse, la circolazione ferroviaria su alcune tratte principali della regione è stata temporaneamente sospesa per consentire verifiche tecniche di sicurezza sulle infrastrutture. I treni sono stati fermati nelle linee principali, tra cui la direttrice Bologna–Rimini e i collegamenti regionali nella zona colpita, con ripristino del servizio in progressivo ritorno alla normalità dopo i controlli.




