Comprendere le Cause dell’Incendio in Sardegna

Pubblichiamo questa interessante analisi elaborata da Giorgio Vacchiano, Ricercatore in scienze forestali all’Università di Milano.

Sardegna ancora a fuoco - 26 Luglio 2021

Comprendere il grande incendio della Sardegna.

Le cause del grande incendio di Montiferru e Santulussurgiu sono quattro. Ma alcune sono più importanti di altre, perché si ripeteranno altrove.

È qui che dobbiamo cercare le soluzioni, per conservare i boschi, la loro bellezza e l’aiuto che ci danno.

1) Un’auto in fiamme

La causa scatenante che tutti cercano sembra essere un’auto in fiamme, secondo le ultime notizie (in attesa delle indagini delle autorità).

Apparentemente quindi nessuna mano incendiaria. Ma questo non è importante: indipendentemente da chi o cosa li accenda, il 90% degli incendi che avvengono ogni anno in Italia sono di piccole e piccolissime dimensioni e nessuno ne parla perché semplicemente non vanno da nessuna parte.

Il vero problema sono o pochi incendi grandi o estremi. Il parametro da tenere sotto controllo non è quindi il numero dei roghi, ma l’area che percorrono.

2) Gli elementi dell’area dell’Incendio

Da cosa dipende quindi l’area di un incendio? Da tre elementi: topografia, meteorologia, vegetazione.

Sulla forma di valli, creste e montagne si può fare ben poco. Al contrario, sulla meteorologia si può agire moltissimo.

Esattamente quello che sta avvenendo su tutto il pianeta: un livello di anidride carbonica che il pianeta non sperimentava da almeno 3 milioni di anni sta accelerando i cambiamenti climatici causati dall’uomo.

Non è solo l’aumento della temperatura, che in Italia è il doppio della media globale, ma è l’anticiclone africano che ha sostituito quello delle Azzorre su tutta la penisola e le isole italiane.

È la corrente a getto che rallenta e fa rimanere i sistemi secchi e quelli piovosi più a lungo sullo stesso territorio, come abbiamo visto il mese scorso in Canada e in Germania.

Sono di conseguenza ondate di calore e siccità più frequenti, intense e prolungate.

La vegetazione perde umidità, si secca e brucia più facilmente e con fiamme più intense, che consumano anche il suolo.

3) La Vegetazione

Anche la vegetazione fa la sua parte nel determinare il tipo e l’estensione dell’incendio.

Non è un equazione difficile: più materiale organico equivale a più combustibile disponibile.

Ed è soprattutto la vegetazione morta a fare da benzina, così come tutta quella priva di un contenuto d’acqua sufficiente a tamponare il calore necessario a innescare la combustione.

Rimboschimenti mai diradati, boschi che accumulano lettiera e rami secchi, alberi colpiti dalla siccità sono la ricetta per incendi di vasta portata, in cui il fuoco supera presto le soglie di intensità che permettono alle squadre antincendio di lavorare in sicurezza (perché va detto, un incendio si spegne sempre da terra, con l’ausilio dei mezzi aerei esclusivamente finalizzato a rallentare le fiamme).

Qui, la sfida è gestire il territorio in modo da ridurre i rischi, senza perdere potenziale di mitigazione al cambiamento climatico e assorbimento di carbonio.

4) La Vulnerabilità

infine, oltre ai fattori che aumentano il pericolo, dobbiamo considerare la nostra vulnerabilità.

A causa del cambiamento climatico diventano esposte ai pericoli naturali aree che fino a ieri potevano ritenersi sicure.

Come per le alluvioni, il luogo dove costruire una casa o un campeggio possono fare la differenza tra la vita e la morte.

E dove la sicurezza è prioritaria, l’aumento del pericolo ci costringe a prendere misure più drastiche, come un controllo più intenso della vegetazione intorno a case, paesi e Infrastrutture.

Le soluzioni esistono, e devono concentrarsi sugli ultimi tre punti. A chi gestisce il territorio la scelta se considerarle un costo o un investimento.

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