Il crollo del viadotto Morandi: analisi del terribile evento

Premetto che a differenza del 99% degli italiani (che comunque, lo sappiamo, hanno sempre da lamentarsi) io non ho mai denigrato fino a martedì l’operato di Autostrade per l’Italia ma anzi, con le dovute lacune da puntualizzare tra cui il salatissimo conto ai caselli, credo che fornisca uno dei reticoli autostradali migliori al mondo.

Basti pensare, ad esempio, alle grandi opere che sono state fatte negli ultimi decenni, tra cui l’indiscusso tratto appenninico dell’ A1, candidato a divenire patrimonio dell’UNESCO, e la più recente variante di valico, che solo un vero geologo e un vero ingegnere può distinguere nella difficoltà di realizzazione, chiacchiere e complottismi a parte…

Detto questo metto le mani avanti e dico subito che NON GIUSTIFICO assolutamente Autostrade per l’Italia per l’accaduto, ma ritengo necessario puntualizzare alcune cose:

Punto 1. Il viadotto sul fiume Polcevera a Genova, meglio noto come “viadotto Morandi”, è stato realizzato dall’omonimo ingegner Morandi all’inizio degli anni ’60.

L’opera, inizialmente accolta con grande clamore dai genovesi e perché no da molti italiani, risolveva il grande problema del traffico in una città fortemente industriale come Genova. 

Già, il traffico: perché non basta il fatto che le opere di Morandi siano sempre risultate strutturalmente (ed esteticamente) scadenti, ma il calcolo sul tenore di traffico degli anni ’60 non poteva comprendere il flusso di veicoli transitanti nei 50-60 anni seguenti (insomma al momento del crollo c’erano 35 veicoli in 200 metri circa, fate i vostri conti).

E questo dunque è stato il primo errore e probabilmente il più grande: l’opera di Morandi non era assolutamente valida per le esigenze degli anni a venire.

Punto 2, e qui entra in gioco Autostrade per l’Italia: pensate che non sapessero a cosa andavano incontro? Beh… forse avevano paura a chiudere un tratto autostradale del genere (senza dubbio uno degli snodi autostradali più importanti d’Italia e d’Europa), ma resta il fatto che un altro ingegnere, il signor Brencich, già nel 2016 aveva sostenuto che il ponte doveva essere immediatamente abbattuto e ricostruito, anche perché i costi di manutenzione avrebbero presto superato quelli di ricostruzione, stimati attorno a 20-25 milioni di euro: cifra più che sostenibile per società Autostrade per l’Italia.

E qui va la rabbia verso un gruppo per cui fino a pochi giorni fa avevo provato grande stima: a nulla è valso, a questo punto, aver costruito una rete stradale meravigliosa, interamente con asfalto drenante, spartitraffico invalicabile ecc… tutta roba che all’estero si possono solo sognare (arriveranno le classiche chiacchiere del “eh ma in Germania non si paga ecc”… beh facile fare una distesa di cemento in pianura, tra l’altro non drenante, che con 70 Km/h di velocità ti costringe a fermarti.

Non sono ingegnere ma diciamo che alcuni calcoli doverosi li faccio, senza altro aggiungere).

Punto 3: metodi drastici e complottismi. 
Perché, e ripeto perché, pensare di sottrarre la gestione della rete stradale ad Autostrade per l’Italia? L’errore c’è stato, enorme e terribile, e DEVONO ASSOLUTAMENTE PAGARE (e perché no, ridurre il conto salato ai caselli).

Tuttavia: vi siete mai resi conto di come sono le strade italiane al di fuori dei cartelli verdi? Lo sapete che se disgraziatamente le strade non fossero prese in gestione da ANAS o Autostrade per l’Italia crollerebbero una dopo l’altra sul serio? (oltre al fatto che andrebbero cambiate le gomme e le sospensioni ogni anno…)

E poi… perché, e ripeto perché, rientrare nella mentalità complottista anche di fronte a una disgrazia del genere?

Cosa c’entrano i romani che costruivano bene i ponti se quest’ultimi erano larghi un metro e al massimo trasportavano un carro trainato da cavalli?


Ponte sul Ofanto

Provate a farci passare 200 autotreni da 7 tonnellate al giorno, poi ne riparliamo. Sono state grandi opere, meravigliose; ma lasciamo alla storia ciò che è della storia, senza entrare nel ridicolo…

Mi dissocio, infine, dai tizi che citano la TAV considerando che probabilmente non hanno compreso che i fondi monetari utilizzati per le ferrovie distano anni luce da quelli utilizzati per le opere stradali.

Non voglio entrare in meriti politici legati per lo più alla proposta, abbondantemente rifiutata in passato, di una bretella autostradale a nord di Genova (che avrebbe senz’altro risolto molteplici problemi) perché questa non credo che sia la sede migliore…

Tuttavia ve ne prego: prima di aprire la bocca informatevi su quanto accaduto negli ultimi anni: si fa presto a dire ciò che gli italiani vogliono sentirsi dire, ci vuole invece molto di più a riflettere su quello che è più giusto fare per il bene dei cittadini!

Vi ringrazio per l’attenzione!

Daniele Gialdini

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