Il Terremoto di Firenze del 18 Maggio 1895

Alle 20:55 del 18 maggio 1895 una forte scossa di terremoto, di Mw 5.4, ha colpito quasi tutta la provincia di Firenze causando danni diffusi. La scossa, accompagnata da un fortissimo boato, in città causò la caduta generale di oggetti e suppellettili nelle case, fece suonare le campane di alcune chiese e provocò il crollo di camini e porzioni di tetti, la caduta di tegole e calcinacci nelle vie, tanto che si alzò una densa nuvola di polvere.

In occasione della ricorrenza del centenario sono stati compiuti e pubblicati alcuni studi approfonditi sull’evento (Cioppi, 1995; Guidoboni e Ferrari, 1995; Vannucci et al., 2004).

Sulla base di un ampio patrimonio documentario disponibile questi studi ricostruiscono nel dettaglio il quadro degli effetti causati dal terremoto sia in città che nell’area circostante.

A Firenze i danni furono molto estesi, ma nel complesso non gravissimi. Non ci furono grandi distruzioni, ma rimasero più o meno danneggiati quasi tutti i monumenti, le chiese e i palazzi storici, e anche molte opere d’arte in essi conservate.

Molto peggio andò invece a diverse località nella zona posta immediatamente a sud di Firenze: i danni più gravi, infatti, furono registrati nell’area collinare estesa tra Sant’Andrea in Percussina, l’Impruneta, Grassina e Bagno a Ripoli, a ridosso dei rilievi del Chianti. Nella Certosa del Galluzzo crollò l’intero lato nord-occidentale del Chiostro Grande, distruggendo sedici preziose opere Robbiane che ornavano gli archi del porticato.

Nell’abitato del Galluzzo, inoltre, crollarono alcuni edifici e diverse persone rimasero senza casa. Crolli e gravi danni si ebbero anche a Tavarnuzze, Impruneta, Sant’Andrea in Percussina, Croce a Varliano, Osteria Nuova, Pozzolatico e ai Falciani.

La zona dove si concentrarono i danni maggiori fu quella di Grassina, popolosa frazione del comune di Bagno a Ripoli. In località Lappeggi, sede di una Villa Medicea, una ventina di case coloniche subirono crolli e danni talmente gravi da risultare inagibili; tre di queste crollarono completamente e fra le loro macerie morirono tre persone. Un’altra fattoria crollò nei pressi di San Martino a Strada, uccidendo una donna che vi abitava.

La forte scossa del 18 maggio non risulta preceduta da scosse minori. Questo terremoto dette inizio a un periodo sismico che si protrasse per circa 13 mesi, fino al giugno del 1896, e fu caratterizzato da una cinquantina di repliche (i cosiddetti aftershocks).

La più forte fu quella che avvenne nella notte del 6 giugno 1895 (alle ore 1:35), che spaventò i fiorentini, ma non causò nuovi danni. La stragrande maggioranza dei fiorentini di oggi non è a conoscenza del terremoto del 1895, la cui memoria si è persa nel corso del tempo. L’evento ha però lasciato diverse tracce in iscrizioni commemorative riportate su lapidi e oggetti vari, conservati in città e nel circondario.

Il terremoto di Firenze rappresenta un caso emblematico di quello che capita quando una pericolosità sismica media, come quella dell’area fiorentina, si combina con un alto valore di beni esposti, sovente anche molto vulnerabili. 

E’ proprio il caso di Firenze, una città di medie dimensioni con uno straordinario patrimonio edilizio, monumentale e artistico di valore inestimabile.

Si pensi, tanto per fare un esempio, agli effetti di una scossa anche di intensità medio-piccola (M < 5.0), che potrebbe causare la caduta di oggetti preziosi, statue, dipinti e arredi pregiati in un museo come gli Uffizi.

Del resto, con lo stesso terremoto di 119 anni fa i crolli e i danni strutturali in città furono limitati, ma caddero e andarono in frantumi statue, maioliche, ornamenti, stucchi e oggetti antichi di grandissimo valore. Quello del 1895 è solo l’ultimo dei forti terremoti che hanno colpito la “culla dell’arte”: in passato effetti di danneggiamento esteso si erano già verificati in occasione dei terremoti del 28 settembre 1453 e del 28 novembre 1554.

Oltre a questa sismicità locale, il capoluogo toscano risente anche dei forti terremoti con epicentro nell’area del Mugello (in particolare quelli del 13 giugno 1542 e del 29 giugno 1919) e del Valdarno Superiore (27 dicembre 1770), con danni generalmente lievi.

La Firenze attuale è molto più estesa e per certi versi più vulnerabile rispetto a quella di fine Ottocento. Tutta l’area colpita si presenta molto più costruita e abitata rispetto a 119 anni fa.

Nell’area epicentrale del 1895, inoltre, oggi si trovano diversi stabilimenti industriali che aumentano il valore economico esposto a eventuali effetti sismici. Se oggi si ripetesse un terremoto analogo a quello del maggio 1895 i suoi effetti sarebbero probabilmente peggiori di quelli rilevati all’epoca.

Per l’articolo completo vi riportiamo al link ufficiale del sito INGV – Link

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